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Racconti: Il Capitano (1941) – Cesare Pavese

février 14, 2015 Laisser un commentaire

Quell’anno lavoravo – era il prim’anno che lavoravo, e salire al mattino nella gran fabbrica vetrata dove disegnavo davanti a una finesta, mi schiariva le idee. Scendevo a volte in un camerone dove certi operai sorvegliavano una fila di macchine e passando ammiccavo a un tornitore – un giovanotto sveglio, che poche parole mi avevano rivelato. Non c’eravamo ancora intesi e collegati, ma sapevo bene che volendo mi sarebbe bastato parlargli. Ritardavo questo momento, perché in fondo capivo che non era la nostra azione che poteva contare, mentre la tacita intesa era – almeno per me – ben più preziosa. Mi dava il senso che, indipendentemente da me e dai compagni, era la realtà stessa che si muoveva verso di noi.

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Lo stereoscopio dei solitari: I cani da esca (1972) – Rodolfo Wilcock

octobre 19, 2014 Laisser un commentaire

Purtroppo queste scivolate lo colgono senza preavviso, quasi sempre nell’atto di varcare una soglia o un davanzale. Si sporge dalla finestra per sistemare i tralci di un’edera invadente, e all’improvviso si trova nell’acqua; fa due bracciate e finisce aggrappato ai rami di una specie di vasta piscina coperta, insieme a sette altri ippocastani della stessa grandezza, anch’essi quasi interamente sommersi. Fa per passare da un ramo a un altro ramo più sicuro, e quando rispunta tra le foglie, l’albero non è più lo stesso, ma un altro dalla parte opposta. Si tuffa per vedere quanto è profonda la piscina, e invece di toccare il fondo, riemerge da sotto, i piedi per primi, e si trova a galleggiare su un’altra piscina simile alla prima, sotto la stessa volta, con tutt’intorno i rami accoglienti e bagnati di otto ippocastani fintroppo somiglianti a quelli di sopra, altrettanto ingannevoli e sostituibili. Si vede che ormai gli è percluso perfino di affacciarsi senza rischio a una finestra, o in ogni caso di sporgersi troppo dal davanzale. Mesi fa, è sceso in cantina per una semplice verifica del bruciatore a gasolio e dovettero riportarlo intrizzito da un aeroporto in Islanda dove era arrivato in pigiama poche ore prima, con un reattore di linea danese; non disse però a nessuno che in realtà si trattava di una squadra di otto aerei, né quanto fosse imbarazzante l’esperienza di volare su tutti gli otto aerei contemporaneamente.

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